PROTOCOLLO COIMBRA

Il protocollo “Coimbra” trova la sua specificità nelle malattie autoimmuni e neurodegenerative del sistema nervoso centrale.

VITAMINA D E MALATTIE AUTOIMMUNI

Numerose evidenze attestano l’efficacia della vitamina D nel trattamento e nella regressione delle malattie autoimmuni.

Ad ognuno la propria "dose" di salute

VITAMINA D E INDICE DI RISPOSTA PERSONALE

Il colecalciferolo, erroneamente definito vitamina D3 deriva dalla conversione del 7-deidrocolesterolo (o provitamina D) a livello cutaneo dopo esposizione solare (UVB). Tuttavia questa capacità di sintesi di vitamina D risulta insufficiente per una gran parte della popolazione, a causa dei cambiamenti degli stili di vita: attività al chiuso, uso di creme solari e coperti con vestiti per la maggior parte del tempo, tutto questo ci espone ad una bassa produzione endogena di vitamina D.
Conseguenze di questa ridotta produzione endogena di vitamina D sono il rachitimo nei bambini, l’osteomalacia e la sarcopenia negli adulti. Numerosi lavori clinici ed epidemiologici evidenziano come un deficit di vitamina D è responsabile di un maggior rischio di infezioni, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, neoplasie, diabete, ecc.
Le attività funzionali della vitamina D sono di così ampia portata che deve essere identificata come un vero e proprio ormone e la sua azione viene esplicata attraverso uno specifico recettore cellulare (VDR).
Un numero sempre crescente di studi esaminano lo stato di salute della popolazione attraverso questionari ed esami ematochimici, ed è correntemente accettato che la concentrazione di vitamina D di 30 ng/ml è necessaria per mantenere l’omeostasi calcica. Per mantenere un adeguato livello di vitamina D nel siero è necessario una adeguata esposizione solare o un adeguato apporto con la dieta oppure una integrazione di vitamina D. Tuttavia le concentrazioni sieriche di vitamina D possono variare da persona a persona. Dieta, esposizione solare, età e massa adiposa rappresentano circa il 30% della variabilità inter-individuale della concentrazione sierica di vitamina D.
I risultati finali di alcuni studi hanno dimostrato che gli esseri umani differiscono nella risposta molecolare alla supplementazione di vitamina D. In altri termini ogni individuo ha un proprio indice di risposta molecolare alla vitamina D: alto, medio, basso. I soggetti con alto indice di risposta hanno bisogno di basse dosi di vitamina D per avere una risposta molecolare, al contrario quelli con bassa risposta necessitano una dose maggiore per ottenere la stessa risposta molecolare.
In conclusione conoscere l’indice di risposta ci permette di personalizzare il dosaggio di vitamina necessario a mantenere un livello ottimale di vitamina D nel siero.

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