Written by Massimo Vincenti

Può la vitamina D rallentare la progressione della sclerosi Laterale Amiotrofica?

La sclerosi laterale amiotrofica è una rara malattia neurodegenerativa progressiva caratterizzata dalla perdita dei motoneuroni del sistema nervoso centrale che porta a debolezza muscolare, paralisi e morte, che in genere occorre entro 3-5 anni dall’esordio.

Se l’eziologia è sconosciuta, le ipotesi patogenetiche accreditate sono parzialmente delucidate.

Ad oggi non esiste una terapia efficace. L’unico farmaco in commercio approvato dalla FDA è il Riluzolo, sebbene prolunghi la sopravvivenza dei pazienti di pochi mesi, non mostra efficacia sulla forza ne sulla funzione.

La SLA condivide con altre malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla, l’alzheimer e il parkinsons delle similitudini fisiopatologiche, quali stress ossidativo, infiammazione, disregolazione mitocondriale e apoptosi.

In modelli di malattie animali e umani la vitamina D migliora queste patologie suggerendo la possibilità di attenuare le sequele della SLA.

Nella figura 1 sono illustrati i meccanismi genetici e cellulari e il ruolo svolto dalla vitamina D nella Sclerosi laterale Amiotrofica.

In un modello sperimentale di SLA è stato evidenziato che l’integrazione di vitamina D3 ad alte dosi migliora la resistenza e l’efficienza del motoneurone centrale. E sempre nello stesso modello sperimentale il deficit di vitamina D3 si accompagnava ad una ridotta resistenza ed efficienza del motoneurone.

Uno studio pubblicato sul Journal of Clinic Neuroscience nel 2013 ha suggerito che la supplementazione giornaliera con 2000UI/die di vitamina D può migliorare i punteggi della scala funzionale della SLA (ALSFRS-R) se assunta per nove mesi. Lo studio ha esaminato i livelli di vitamina D in 37 pazienti, l’81% aveva livelli di vitamina inferiore ai 30 ng/ml e il 43% era inferiore ai 20 ng/ml. In 20 pazienti è stata somministrata una dose giornaliera di 2000UI, mentre 17 pazienti erano il gruppo di controllo. Dopo nove mesi di terapia i pazienti che ricevevano la vitamina mostravano un miglioramento dei punteggi della scala funzionale, mentre nessun miglioramento era presente nei pazienti non trattati.

Nei pazienti con SLA una grave carenza di vitamina D era associata ad un riduzione della spettanza di vita e un declino funzionale di 4 volte maggiore.

In conclusione la vitamina D esercita la sua azione su un’ampia varietà di processi fisiologici sia in soggetti sani che malati. La vitamina D sulla base delle evidenze scientifiche può essere usata come terapia nella SLA, ma sono necessari ulteriori studi per verificare gli effetti della vitamina D sulla progressione della malattia.

BIBLIOGRAFIA

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