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Tossicità da Vitamina D: Ipotesi patogenetiche e terapia

Il crescente riscontro di ipovitaminosi D nella popolazione mondiale ha portato ad un aumento dell’uso di supplementi contenenti vitamina D. Le cause sono da ricercare nella poca esposizione solare e nel ridotto apporto dietetico. Sicuramente fonte principale di vitamina D è la produzione cutanea, ma l’uso di creme solari, la vita in luoghi chiusi, l’uso di vestiti e la latitudine sono fattori che ne limitano la produzione. I soggetti maggiormente a rischio sono bambini e anziani.

Quando noi ci esponiamo al sole i raggi ultravioletti penetrano nell’epidermide è convertono il 7-deidrocolesterolo (derivato del colesterolo) in previtamina D o colecalciferolo. Se l’esposizone al sole è eccessiva la vitamina in eccesso viene trasformata o inattivata in prodotti inerti come il tachisterolo o il lumisterolo. Dopo solo 3 ore di esposizione continua al sole sia in estate che in inverno più del 95% della vitamina D è inattivata. Per questo l’esposizione al sole anche se prolungata non causa ipervitaminosi o intossicazione.  Al contrario la somministrazione continua per via orale o via intramuscolare di Colecalciferolo può causare tossicità. La vitamina D è una sostanza lipofila e l’assorbimento a livello intestinale è mediato dalla presenza di grassi (chilomicroni). Trasportata al fegato viene convertita a 25(OH)D per azione di una idrossilasi e riversata in circolo legata alla proteina di trasporto che la rende solubile e disponibile ai tessuti. Nelle cellule bersaglio sono presenti sistemi enzimatici (24α idrossilasi) in grado di inattivare l’eccesso di vitamina D trasformandola in acido calcitroico. Ma se la quantità di substrato eccede la capacità del sistema cosa succede.

Tre sono le ipotesi proposte per spiegare i meccanismi alla base della tossicità di vitamina D da aumentato apporto:

– la prima è l’aumentata concentrazione plasmatica della forma attiva di vitamina [1,25α (OH)2D]

– la seconda è basata sull’aumento della 25(OH)D che supera la capacità legante della proteina di trasporto con ingresso all’interno della cellula ed azione diretta sul recettore

– la terza è una ridotta capacità di inattivazione per deficit dell’enzima 24α idrossilasi

Manifestazioni cliniche e decorso

L’intossicazione di vitamina D è spesso asintomatica e può passare inosservata. Le caratteristiche cliniche associate sono aspecifiche e comuni ad altre manifestazioni. Comunque la comparsa di nausea, vomito, dolori addominali, costipazione, mal di testa, ipertensione, polidipsia (aumentata sete) e poliuria sono i primi sintomi di tossicità di vitamina D.

Marcatori precoci di ipervitaminosi o tossicità sono la ipercalcemia, la ipercalciuria e l’ipoparatiroidismo. Mentre la 1,25 diidrossi-vitamina D può risultare normale o bassa, ma tuttavia va sottolineato che può risultare falsamente alta ai test RIA, CLIA a causa della notevole reattività crociata con la 25 idrossi-vitamina D. La comparsa di un aumento della creatinina e dell’azotemia sono segni inequivocabili di compromissione renale fino a quadri di franca insufficienza renale e dialisi.

In tutti i casi in cui si sospetta una quadro di tossicità la terapia da seguire è la seguente

1) sospensione della somministrazione vitamina D

2) infusione con soluzione salina

3) impiego di diuretici dell’ansa (lasix)

4) somministrazione di bifosfonati o cortisonici

 

BIBLIOGRAFIA

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